E alla fine ci sentiremo un po’ come dei cactus…

Alla quarta, o forse quinta, settimana di quarantena, ci sentiamo tutti un po’ come dei cactus.

Non ci perdiamo d’animo, aggiungiamo ogni giorno piccoli pezzi, ma ci abituiamo sempre di più a mantenere le distanze.

All’inizio del nuovo surreale stile di vita era divertente contare i giorni e trovare il meme rappresentativo delle azioni e delle emozioni che sopraggiungevano;

ma dopo la seconda settimana, probabilmente a causa dei numeri e del susseguirsi di notizie a macchia d’olio da tutto il mondo, i bordi della data di “fine della quarantena e inizio della libertà” hanno iniziato a sbiadirsi, come anche la capacità di visualizzare nitidamente i prossimi mesi di lavoro, la fine della scuola e l’estate;

E così abbiamo perso il conto dei giorni,  forse anche delle settimane, ma manteniamo sempre alta la guardia e aspettiamo ogni giorno notizie positive che ci porteranno a riprendere la nostra vita di sempre!

Oggi non sono qui per scrivervi soltanto dei sentimenti contrastanti di questo periodo che sono scaturiti durante la mia ora di riordino dei giochi; sono qui per raccontarvi del mio amato cactus, piantina portatile, capace di far sentire tutti (ma proprio tutti) dei bravi pollici verdi!

Avete presente quando vi ritrovate a toccare degli oggetti che vi immergono in un vortice di ricordi anche senza il vostro esplicito volere?

Per me il cactus Dal Negro è uno di quegli oggetti.

Ho acquistato questo giocattolo in uno shop di souvenir all’aeroporto di Bergamo circa 2 anni fa, mentre rientravo da una trasferta per l’Università a Verona, è rimasto sulla mia libreria per circa un anno e mezzo, e poi quando ho cambiato lavoro, e l’ho inserito nel mio kit di attività, è diventato uno dei giochi preferiti di un bambino con cui faccio psicomotricità quotidianamente.

Così, quando oggi ho riaperto la scatola del cactus, mi sono improvvisamente catapultata davanti a quel bambino, al suo modo di impugnare e imparare a creare la sua piantina.

Al di là della sua bellezza, questo giocattolo richiede e stimola un sacco di abilità:

  • Mantiene l’attenzione sull’oggetto per un tempo prolungato
  • Stimola la motricità della mano e la coordinazione
  • Stimola il pensiero logico matematico
  • Può essere proposto con diversi livelli di difficoltà, a partire dalla discriminazione cromatica e dall’orientamento nello spazio, sino alla capacità di scegliere i pezzi per il mantenimento dell’equilibrio.

Sicuramente lo regalerei ad un bambino tra i 4 e i 5 anni, con la consapevolezza che una volta che avrà smesso di giocarci, avrà sicuramente un bel gioco di design per la cameretta!

Esiste anche la versione mini e molto carina di questo gioco, prodotta dalla Plan toys, di cui vi avevo già parlato quando avevo menzionato i miei giocattoli da borsetta .

 

Non vi sentite anche voi un po’ come questa piantina in quarantena?

 

Vale

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